Il test di Joel Spolsky

Per chi non lo conoscesse, Joel Spolsky è un (ex) programmatore, partito dai mainframe e arrivato al team di sviluppo di Excel in Microsoft e successivamente diventato imprenditore: nell’arco degli anni ha fondato Fog Creek Software e Trello ed è CEO di Stack Overflow, che fondò inseme a Jeff Atwood. Se nemmeno uno di questi nomi vi dice qualcosa, non posso fare altro che scuotere la testa sconsolato e citare Nanni Moretti: «Vabbè, continuiamo così, facciamoci del male!».

Insomma Joel Spolsky è uno che se ne intende di software, di sviluppo e di management. Ed è uno che ha sviluppato un suo personalissimo test per misurare lo stato di salute di un’organizzazione che produca software.

Il test consiste in 12 semplicissime domande, che prevedono una risposta si/no: 12 sì corrispondono all’eccellenza, 11 sì sono accettabili, ma 10 sì (o meno) sono un chiaro indice di problemi. E non vi consoli il fatto che, anche secondo Spolsky, la maggior parte delle società viaggia intorno a 2 o 3 sì! Ovviamente questi non sono gli unici fattori che determinano il successo di una software house, però sono indici di un team ben organizzato ed in grado di rilasciare software in maniera consistente.

Ma basta chiacchiere, passiamo alle dodici domande:

  1. Fate uso di un sistema di controllo di versione dei sorgenti?
  2. Siete in grado di fare una build in un singolo passaggio?
  3. Fate le compilazioni giornaliere (daily build)?
  4. Avete un database dei bug (anche in forma di foglio Excel, piuttosto che niente)?
  5. Sistemate tutti i bug noti prima di scrivere nuovo codice?
  6. Avete una pianificazione aggiornata?
  7. Avete delle specifiche del software che state scrivendo?
  8. I programmatori hanno un ambiente tranquillo [giuro che non l’ho scritta io!]?
  9. State usando i migliori strumenti a disposizione?
  10. Avete dei tester (personale dedicato a fare solo test)?
  11. In fase di colloquio i candidati devono scrivere del codice?
  12. Fate test di usabilità “del corridoio” (traduco: fate provare il programma al primo che passa per il corridoio, per vedere se riesce ad usarlo senza sapere nulla del software)?

Nel post originale, ovviamente in inglese, Spolsky approfondisce i vari punti, spiegando le ragioni alla base di ciascuno di essi. Non ho intenzione di riproporre qui tutte le tesi dell’originale, perciò se siete interessati all’argomento vi rimando all’articolo di Joel. Di mio, mi limito ad aggiungere che davvero dovreste essere interessati e davvero dovreste rispondere alle domande, qualunque sia il ruolo occupato.

Per conto mio, ho sempre cercato di fare in modo che almeno le prime sette domande e la dodicesima potessereo avere un sì come risposta; per le altre… beh, diciamo che se trovo quello che ha inventato gli open-space gli faccio maledire il giorno che è nato (mi sono informato: è già morto)

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